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Via Romana della Castagna, 18

  Don Stefano Bisio, parroco – 3395246301 (anche SMS o whatsapp)

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Santa Maria della Castagna

Una storia di fede, famiglie e devozione mariana che entra nella Fraternità delle Parrocchie di Quarto

Parlare di Santa Maria della Castagna significa attraversare quasi mille anni della storia cristiana di Quarto. Non soltanto la storia di una chiesa, ma quella di una comunità cresciuta intorno ad essa: famiglie, sacerdoti, confraternite, benefattori, pescatori e contadini, nobili e gente semplice, religiosi e religiose, generazioni di bambini e di giovani. Una storia nella quale la fede si è intrecciata alla vita quotidiana e nella quale la presenza di Maria ha rappresentato, lungo i secoli, un punto costante di riferimento.

Oggi, nell’ottobre 2026, questa lunga vicenda entra in una nuova tappa: Santa Maria della Castagna è parte della Fraternità delle Parrocchie di Quarto. Non si tratta di mettere tra parentesi una storia così ricca, né di perdere un’identità particolare dentro una realtà più grande. È vero esattamente il contrario: la fraternità permette che ciò che qui è stato custodito per secoli sia maggiormente conosciuto, riconosciuto e condiviso da tutte le comunità di Quarto. E tra i doni più preziosi che la Castagna porta con sé vi è certamente la sua particolare vocazione mariana, che oggi trova espressione nel suo essere anche Santuario.

Una presenza cristiana che viene da lontano

Le fonti fanno risalire la chiesa di Santa Maria di Quarto almeno all’anno Mille, probabilmente ancora più indietro. Il titolo stesso dell’Assunzione di Maria appartiene alla più antica tradizione cristiana e accomuna Santa Maria della Castagna ad altre antichissime chiese liguri dedicate alla Vergine Assunta. 

Già nel XII secolo la comunità appare pienamente organizzata. I documenti della controversia tra il parroco di Santa Maria di Quarto e i canonici di San Lorenzo, negli anni 1154-1157, mostrano una chiesa che esisteva da «lunghissimo tempo». In occasione della festa dell’Assunta due membri del clero della Cattedrale raggiungevano la Castagna fin dalla vigilia; il parroco li accoglieva e la solennità diventava occasione di incontro tra la comunità locale e la Chiesa genovese. Nel 1158 papa Adriano IV confermò questa antica relazione e Santa Maria di Quarto compare ancora tra le chiese legate al Capitolo di San Lorenzo.

Per secoli la Castagna rimase contemporaneamente inserita nell’antica Pieve di San Siro di Nervi. Anche questo particolare merita di essere ricordato oggi: questa comunità ha una storia antichissima e fortemente caratterizzata, ma non è mai vissuta isolata. È sempre appartenuta a una rete ecclesiale più ampia, prima nella pieve, poi nei vicariati, oggi nella Fraternità.

Nel 1771 avvenne un passaggio importante. Durante la visita pastorale dell’arcivescovo Giovanni Lercari, anche su richiesta dei parrocchiani e delle famiglie che frequentavano il territorio, la rettoria venne elevata a prevostura e liberata dalla dipendenza dalla Pieve di Nervi. Una lapide collocata nella sacrestia volle conservarne memoria. Scansione 27 set 2026, 07.25 Successivamente la parrocchia appartenne al Vicariato di Albaro e, dalla fine dell’Ottocento, a quello di Quarto. 

La chiesa e un popolo che l’ha costruita più volte

L’antica chiesa sorgeva lungo la via Romana, a poca distanza dal mare, circondata da campi, vigne e uliveti. Il volume la descrive nelle sue originarie linee romaniche, con i muri di pietra squadrata, le strette finestre e il campanile a bifore. 

Questa chiesa non è però soltanto il risultato di interventi architettonici: racconta concretamente la partecipazione di una comunità. Quando all’inizio del Seicento l’edificio risultò ormai troppo deteriorato, il rettore Domenico Righetti intraprese un’opera enorme di rinnovamento. Nel 1605 la comunità, povera e incapace da sola di sostenere le spese, dovette chiedere aiuto alle autorità. Righetti rimase parroco per cinquantacinque anni e dedicò oltre trent’anni al restauro, all’ampliamento e all’ornamento della chiesa. Nel 1631 la nuova costruzione era ormai sostanzialmente compiuta e nel 1643 lo stesso parroco poteva considerare l’interno finalmente completato. 

Da quell’intervento nacque in gran parte il tempio che conosciamo: la precedente struttura romanica venne inglobata in una chiesa più ampia, luminosa e segnata dal gusto barocco. Nei secoli successivi continuarono restauri, ampliamenti, rifacimenti della facciata, del tetto e del pavimento, nuove vetrate e nuovi arredi. 

Ogni generazione, in altre parole, ha ricevuto questa chiesa e ha cercato di consegnarla a quella successiva. È una caratteristica che ritorna continuamente nelle pagine del volume: la Castagna è stata costruita non una volta sola, ma molte volte, attraverso il sacrificio e la generosità del suo popolo.

La famiglia Castagna e le grandi famiglie del territorio

Particolarmente affascinante è il capitolo che il volume dedica alla famiglia Castagna, ai suoi possedimenti in Santa Maria di Quarto e alle altre famiglie che hanno segnato la storia del territorio.

La famiglia Castagna apparteneva all’antica società genovese. Le fonti ricordano due rami principali: uno collegato all’albergo nobiliare dei De Columnis, proveniente da Fegino, e un altro presente tra i mercanti genovesi e originario di Voltaggio. Già tra XII e XIII secolo compaiono membri della famiglia in incarichi pubblici di grande rilievo: Alberto Castagna fu console di Genova nel 1177 e nel 1205 e capitano di galee nel 1210; suo fratello Ingone fu console nel 1228.

Nel corso del Medioevo i Castagna possedevano case in città, al Prione, presso San Siro e il Carmine. Ma è alla fine del Trecento che il legame con Santa Maria di Quarto diventa particolarmente importante. Nel 1395 è documentato Antonio Castagna, anziano della Repubblica di Genova. A lui e ai suoi discendenti viene collegata la grande proprietà situata nel territorio della parrocchia. Suo figlio Eliano — o Giuliano — anch’egli più volte anziano di Genova, lasciò infatti la villa e i possedimenti di Santa Maria di Quarto ai discendenti del fratello Raffaele.

È da questa proprietà che il nome Castagna finì progressivamente per identificare non soltanto una famiglia o una villa, ma l’intera località e infine la stessa parrocchia: Santa Maria di Quarto divenne, nella memoria comune, Santa Maria della Castagna.

La famiglia ebbe anche una storia ecclesiale di grande rilievo. Ad essa appartenne Giambattista Castagna, nato a Roma nel 1521 da famiglia genovese, arcivescovo di Rossano e poi eletto papa nel settembre 1590 con il nome di Urbano VII. Il suo pontificato durò soltanto tredici giorni, ma la sua elezione fu celebrata solennemente dalla Repubblica di Genova con campane, luminarie, fuochi e un solenne Te Deum in San Lorenzo.

La grande proprietà di Santa Maria di Quarto passò nei secoli attraverso diverse famiglie: dai Castagna ai Maruffo, quindi ai Sauli, agli Spinola, ai Doria, ai Defornari, nuovamente agli Spinola e, alla fine dell’Ottocento, ai Quartara. Dietro questi passaggi non c’è soltanto una storia patrimoniale: si può leggere la trasformazione dello stesso territorio di Quarto, da zona agricola e di villeggiatura delle famiglie genovesi a quartiere progressivamente inserito nella città.

Accanto alle grandi casate, il volume ricorda molte famiglie profondamente radicate nella vita della parrocchia. I Cassina, per esempio, erano già un’antichissima famiglia della Castagna e avevano la propria sepoltura nella chiesa. I Priaruggia o Pietraruggia possedevano terreni, una parte della località di Perasso e le rovine dell’antico castello; avevano una tomba familiare davanti all’altare del Rosario e furono ripetutamente benefattori della parrocchia.

Proprio un membro di questa famiglia, Giovanni Ambrogio Pietraruggia, fece erigere nel 1713, presso la propria abitazione lungo la via Romana, una cappella dedicata alla Madonna del Rosario, nella quale venne concessa la celebrazione della Messa. È un episodio significativo: la fede non era confinata all’edificio parrocchiale, ma entrava nelle case, nelle ville, nelle proprietà delle famiglie e disseminava il territorio di cappelle e piccoli luoghi di preghiera.

Anche i Boero, i Gervasoni, i Burlando, gli Odero, i D’Albertis, i Desimoni, gli Spinola, i Quartara e molte altre famiglie compaiono nelle memorie della parrocchia attraverso donazioni, cappelle, sepolture, lasciti testamentari e opere a favore della chiesa. È difficile separare, leggendo queste pagine, la storia religiosa dalla storia delle famiglie: per secoli la parrocchia è stata davvero la grande casa comune nella quale nascite, matrimoni, lutti, opere di carità, feste e devozioni trovavano un punto di riferimento.

Una vita religiosa intensissima

Già nel 1582 il visitatore apostolico mons. Francesco Bossio trovò attiva la Congregazione del Santissimo Sacramento. Nel 1602 il parroco Domenico Righetti le diede nuovo impulso e alla fine del Seicento il suo libro registrava 631 iscritti, praticamente l’intera popolazione della parrocchia. Non era dunque una piccola associazione per pochi devoti: coinvolgeva quasi tutta la comunità. La Congregazione accompagnava il Santissimo Sacramento nelle processioni e quando veniva portato agli infermi e curava particolarmente il culto eucaristico. In epoca successiva questa tradizione continuò anche attraverso l’adorazione mensile e la processione.

Altrettanto antica era la Congregazione del Rosario, già esistente nel Cinquecento. Ogni anno venivano scelti un massaro e due prioresse e ogni prima domenica del mese si svolgeva la processione del Rosario. L’altare della Madonna divenne nei secoli una sorta di archivio della gratitudine del popolo: donne e uomini lasciavano denaro, anelli, collane, pietre preziose, candelieri e altri doni come segno di riconoscenza. Nel 1761 venne realizzato il magnifico altare marmoreo.

Questa dimensione mariana si moltiplicava in diversi titoli. Accanto al Rosario vi era la devozione a Nostra Signora delle Grazie, che progressivamente diede il proprio nome a un altro altare della chiesa. Nel 1796 proprio presso quell’altare venne istituita una Compagnia di carità per il soccorso dei poveri, ispirata allo spirito di san Vincenzo de’ Paoli. Preghiera e carità appaiono così strettamente unite: la devozione alla Vergine non rimaneva un fatto solamente cultuale, ma diventava attenzione concreta a chi viveva nel bisogno.

Molto sentita era anche la festa di Nostra Signora della Neve. Dal 1668, ogni 5 agosto, la statua della Vergine veniva portata solennemente in processione fino al convento della Bagnara; la tradizione continuò fino alla metà dell’Ottocento. Nel 1845, presso quello stesso altare, venne eretta l’Arciconfraternita del Cuore Immacolato di Maria per la conversione dei peccatori; nel 1905 vi si aggiunse l’associazione di San Luigi per i giovanetti.

Anche la predicazione aveva un ruolo importante. Il Quaresimale è documentato almeno dal 1607. Predicarono alla Castagna domenicani, cappuccini e altri religiosi. Dal 1729 i Missionari rurali vi predicarono la missione per nove volte; una missione del 1833 lasciò una traccia precisa anche nei registri delle offerte e nel 1913 arrivarono i Preti di San Vincenzo de’ Paoli. La comunità veniva periodicamente chiamata quindi non soltanto alla celebrazione, ma anche alla conversione, alla formazione e all’ascolto della Parola.

Vi erano poi le Quarantore, celebrate tradizionalmente nei giorni precedenti la Quaresima. È bellissimo che i registri ricordino anche le offerte dei marinai e dei pescatori: nel 1869 contribuirono alla celebrazione diversi battelli della spiaggia di Priaruggia, ciascuno con il proprio nome. È un’immagine concreta della Castagna di allora: la vita religiosa non riguardava soltanto chi abitava accanto alla chiesa, ma raggiungeva il mare, i pescatori, i lavoratori e le loro famiglie.

Anche l’Oratorio aveva una presenza importante. I confratelli disponevano di una propria sepoltura nella chiesa ed erano una realtà sufficientemente organizzata da poter sostenere economicamente, nel Settecento, persino alcuni lavori della canonica. Accanto alla parrocchia era inoltre presente il convento dei Cappuccini della Bagnara, con il quale la comunità ebbe numerosi rapporti liturgici e devozionali.

La fede si esprimeva anche nei pellegrinaggi. Una fotografia particolarmente significativa conservata nel volume mostra il popolo della Castagna sul Monte Fasce nel 1913, riunito per celebrare il sedicesimo centenario dell’Editto di Costantino: sacerdoti, uomini, donne e bambini insieme. È quasi un’immagine simbolica di ciò che questa parrocchia è stata: un popolo che si muove insieme, prega insieme e si riconosce dentro una medesima storia.

Educazione, carità e presenza religiosa

Un’altra caratteristica emerge con forza: attorno alla Castagna la vita cristiana ha prodotto opere educative e caritative.

Il volume ricorda la figura di Battistina Solimani, legata all’educazione delle fanciulle della parrocchia. La sua memoria era così viva che, nel progetto di una nuova decorazione della volta della chiesa, si pensò di raffigurarla proprio mentre istruiva le ragazze: un’immagine che dice molto sul valore attribuito alla formazione cristiana.

All’inizio del Novecento questa attenzione continuò con le Suore Nazarene, che nell’ottobre del 1910 aprirono nel territorio un laboratorio femminile. Nei locali era presente anche una cappella dedicata all’Immacolata. Non si trattava soltanto di offrire un luogo di preghiera, ma di accompagnare concretamente la crescita e il lavoro delle giovani.

Nel 1885 mons. Filippo Oneto aveva inoltre disposto con testamento la creazione di un’opera destinata agli infermi poveri della parrocchia, mettendo a disposizione una casa e un terreno nella zona di Perasso. L’Opera Pia venne successivamente riconosciuta e organizzata. Anche questo tassello appartiene alla storia della Castagna: la comunità cristiana non si limitava alla conservazione dell’edificio sacro, ma cercava forme organizzate di assistenza ai più fragili.

Pochi decenni dopo, un’altra esperienza avrebbe segnato il territorio. Mons. Francesco Maria Tribone, canonico della Metropolitana e già segretario dell’arcivescovo Magnasco, lasciò la propria villa nei pressi del cimitero ai Salesiani, perché diventasse una casa dedicata all’educazione della gioventù. Nel novembre 1913 iniziò così la vita del Collegio San Giovanni Berchmans. Ancora una volta la storia religiosa della Castagna si apre ai ragazzi, all’educazione e al futuro.

Un santuario mariano: il cuore di una storia

Dentro tutta questa ricchezza c’è però un filo che ritorna continuamente: Maria.

Maria Assunta dà il titolo più antico alla chiesa. Il Rosario accompagna per secoli la preghiera delle famiglie. Nostra Signora delle Grazie raccoglie le suppliche e diventa anche origine di un’opera di carità. La Madonna della Neve viene portata processionalmente lungo le strade. Il Cuore Immacolato di Maria diventa punto di riferimento spirituale. Cappelle dedicate al Rosario e all’Immacolata sorgono nelle proprietà delle famiglie.

E soprattutto, sopra l’altare maggiore, il volume ricorda una piccola e antica statua lignea della Vergine, alta circa quarantacinque centimetri, che una tradizione popolare vuole ritrovata sul tronco di un castagno. Il libro la definisce semplicemente, e significativamente, «venerata da secoli».

Forse proprio queste parole permettono di comprendere ciò che Santa Maria della Castagna può essere oggi nella nuova Fraternità.

Non soltanto una delle chiese di Quarto. Non soltanto una parrocchia con una storia particolarmente antica. Ma un luogo nel quale generazioni intere hanno portato davanti a Maria la propria vita: nascite e morti, malattie e ringraziamenti, famiglie e vocazioni, povertà e speranze, il lavoro dei campi e quello del mare.

Il suo essere oggi Parrocchia-Santuario può allora essere riscoperto non come un titolo onorifico, ma come una vera vocazione pastorale.

Dalla storia alla Fraternità

Nell’ottobre 2026 Santa Maria della Castagna entra con tutto questo patrimonio nel nuovo cammino della Fraternità delle Parrocchie di Quarto.

La Fraternità non chiede alla Castagna di diventare meno Castagna. Chiede piuttosto che la sua storia diventi un dono più grande.

La storia stessa di questa comunità insegna che l’identità non si custodisce attraverso l’isolamento. Santa Maria di Quarto fu legata alla Cattedrale di San Lorenzo, appartenne alla Pieve di Nervi, attraversò diversi vicariati; accolse religiosi e missionari, vide nascere confraternite e associazioni, collaborò con famiglie, istituzioni e opere educative. Cambiarono forme e strutture, ma rimase il cuore della comunità.

Così può avvenire oggi.

La ricchezza artistica e storica della Castagna può essere conosciuta da tutte le parrocchie. Le sue tradizioni possono diventare patrimonio condiviso. E soprattutto il Santuario mariano può assumere sempre più una missione a servizio dell’intera Fraternità: luogo della preghiera mariana, del Rosario e delle feste della Vergine; luogo di pellegrinaggio e di affidamento; luogo nel quale accompagnare famiglie, giovani, anziani e persone che attraversano momenti di sofferenza; luogo di silenzio, riconciliazione e ascolto; luogo nel quale imparare quello stile di Maria che sa accogliere, custodire e mettere insieme.

Dopo quasi mille anni, dunque, non comincia un’altra storia che cancella quella precedente. Continua la stessa storia aprendosi a una dimensione nuova.

La Castagna porta nella Fraternità le pietre della sua antica chiesa, i nomi delle sue famiglie, la generosità dei suoi benefattori, le preghiere delle confraternite, le processioni dei suoi fedeli, i pescatori di Priaruggia, le giovani educate dalle religiose, i poveri assistiti dalle opere di carità, i ragazzi affidati ai Salesiani e, soprattutto, la fede di quanti per secoli hanno guardato a Maria.

È un patrimonio che non appartiene soltanto al passato e neppure soltanto a chi abita attorno alla Castagna. Da oggi appartiene ancora più chiaramente a tutta la Fraternità delle Parrocchie di Quarto.

E proprio per questo la sua identità mariana non viene diminuita, ma può essere maggiormente riconosciuta ed esaltata: perché Santa Maria della Castagna sia sempre più il Santuario mariano di tutta la Fraternità, una casa nella quale le diverse comunità possano ritrovarsi sotto lo sguardo della Madre e imparare da lei a camminare insieme verso Cristo.